[88] I due autori sostenevano infatti che nei tragici mesi che seguirono l'armistizio si combatterono molteplici guerre civili[89]: oltre a quella che oppose fascisti ad antifascisti, ci fu quella tra il Regno del Sud e la Repubblica Sociale Italiana e quella interna alla stessa Resistenza tra i comunisti e gli altri per assumere la guida del movimento. Sostenendo inoltre l'esistenza di un legame tra i concetti di guerra civile e di rivoluzione, afferma che «poiché la Resistenza italiana non è stata da nessuno rivendicata come rivoluzione, il suo nesso con la guerra civile è rimasto nella memoria solo come scampato pericolo», e ricorda in proposito come i comunisti abbiano sempre rivendicato il merito di aver risparmiato all'Italia una guerra civile post-liberazione come quella greca. Sintesi della Seconda guerra mondiale: cause e conseguenze della guerra… Continua Giustizia e violenza nel dopoguerra italiano, La morte della patria. la Resistenza era stata una catastrofica guerra civile combattuta da una minoranza di partigiani antipatriottici contro gli italiani lealisti (fascisti): nel lungo termine il mito della Resistenza avrebbe influenzato negativamente la fibra morale della nazione. Nel corso del dibattito parlamentare, il deputato monarchico Cesare Degli Occhi definì più volte guerra civile il conflitto iniziato dieci anni prima e in particolare affermò: «non possiamo ignorare che ancora nel 1953 noi siamo i figli della guerra e i figli della guerra civile e che è giusto a questo punto rinnegare – non nella memoria ma nell'eredità degli odî – le lugubri paternità e maternità»[24]. Gli ideali per cui partigiani e repubblichini morirono furono diversi: secondo Carter solo i primi sono degni di rispetto. Era una guerra civile: se non lo diciamo e non lo riconosciamo, non intendiamo il senso e il valore della lotta»[29]. Tra le reazioni all'uccisione di Giovanni Gentile, avvenuta per mano di partigiani comunisti il 15 aprile 1944 a Firenze, si rinvengono molteplici riferimenti alla guerra civile. The E-mail Address(es) field is required. L'unità della nazione venne spezzata scagliando una parte di essa contro le forze nazionali più avanzate, che sono, nel periodo storico attuale, la classe operaia e la sua avanguardia». Accusava quindi Pavone di essere il principale esponente di una «corrente revisionistica» e concludeva l'articolo denunciando il pericolo di una «legittimazione del fascismo e della sua equiparazione alle forze che lo combatterono». Erano invece italiani come noi resistenti: e in questo sta uno degli aspetti più drammatici di quei venti mesi. Analoghe difficoltà incontrò nel 1955 il romanzo La polvere sull'erba di Alberto Bevilacqua, ove si narra del "Triangolo della morte" emiliano; nonostante i giudizi positivi di Leonardo Sciascia, il libro fu bloccato dalla censura e non trovò nessun editore fino al 2000. Gli eredi del fascismo sottolineavano il carattere di guerra civile del conflitto per incolpare la Resistenza della lacerazione dell'unità nazionale degli italiani. Le risposte hanno rivelato che «l'interpretazione in chiave di "guerra civile" dei venti mesi della Resistenza sembra [...] essere stata accettata, se si considera che nelle motivazioni dei rifiuti non si fa quasi mai riferimento a questo aspetto. Settembre 1990: "operazione verità"? Tale profilo è stato a lungo negato, o considerato con ostilità e reticenza, da parte delle correnti antifasciste. Il PCI tra via parlamentare e lotta armata, La Repubblica sociale italiana 1943-45 (Atti del convegno, Brescia 4-5 ottobre 1985), Guerra, guerra di liberazione, guerra civile, Il popolo delle Langhe e il romanzo della Resistenza, Fine di una guerra civile. Una delle frasi recita: «Tra il '43 e il '45 in Italia si è combattuta una guerra civile e nelle guerre civili i torti e le colpe sono equamente distribuiti tra le parti combattenti». You can easily create a free account. Nell'ultimo capitolo De Felice studia le varie componenti del fascismo repubblicano e i complessi rapporti con l'alleato tedesco. Secondo Carter, Renzo De Felice[perché De Felice è citato dopo questo tipo di revisionisti? 19 dicembre 1953, n. 922), secondo il suo relatore, il deputato qualunquista Francesco Colitto, intendeva «chiudere il ciclo fin troppo lungo di una lotta politica assai aspra e drammatica, cancellando i residui della dura guerra civile e dare così inizio ad una nuova era di solidarietà nazionale»[23]. Generalmente il termine guerra civile era adoperato nel suo significato tragico di lotta fratricida, cosicché i fascisti e gli antifascisti si incolpavano reciprocamente di aver scatenato la guerra civile e di alimentarla[6], mentre da parte centrista e monarchica la medesima accusa era rivolta a entrambi gli schieramenti[N 1]. Lo storico Adolfo Omodeo, in una lettera inviata da Napoli al figlio Pietro il 12 aprile 1944, nel contrapporre il torpore dell'Italia meridionale liberata alla gravità della situazione nel nord, riferì: «Molti non si persuadono che siamo nella tragica atmosfera della guerra civile»[12]. La storia di Pietro Secchia, Who chopped down that cherry tree? A Milano gruppi di partigiani che hanno appena smesso la divisa cercano i fascisti più noti, i torturatori che non sono riusciti in tempo a fuggire, li finiscono in un prato o in una strada isolata alla luce della luna. Storia italiana della guerra civile americana, tutto libri DIXIE. "[143] Al Centro e al Nord, spiega la Belco, vi erano sia fascisti repubblicani che partigiani, ma le due fazioni erano entrambe relativamente piccole se comparate con la popolazione complessiva. Tuttavia, lo stesso Togliatti nel 1946 promosse un'amnistia che presupponeva la realtà di una guerra civile protrattasi oltre il 25 aprile 1945, estendendo la depenalizzazione fino al 31 luglio[31][32]. Storia della guerra civile russa scritto da W. Bruce Lincoln, pubblicato da in formato Altri Copyright © 2001-2020 OCLC. La guerra civile 1943-1945, Un dopoguerra storiografico. Tra questi, la recensione negativa di Claudio Pavone[140]. Questa necessità era sentita specialmente dai comunisti, intenzionati a qualificarsi come forza nazionale – rivendicando il ruolo di guida della riscossa di tutto il popolo italiano contro l'invasore – proprio perché sempre discriminati come antinazionali, in modo da legittimarsi come parte del sistema repubblicano (il cosiddetto «arco costituzionale», che dava al PCI, sia pure come forza di opposizione, una legittimazione negata alle destre eredi del fascismo e della monarchia) e addebitare tutta la responsabilità per la rottura dell'unità antifascista alle forze moderate. Tra questi, il giornalista Furio Colombo[163] e l'ex comandante dei GAP Giovanni Pesce[164]. Edizione: Milano/Roma, Della Volpe Editore, 1965. WorldCat Home About WorldCat Help. Storia della guerra civile in Italia (1943-1945).. [Giorgio Pisanò] Home. Please select Ok if you would like to proceed with this request anyway. Would you also like to submit a review for this item? Secondo lo storico Giovanni De Luna, il discorso del capo dello Stato «consacra una tesi storiografica che negli ultimi tempi nessuno ha più seriamente contestato, ma che fino a non molti anni fa ha alimentato un dibattito acceso»[157]. Tanto erano italiani, che proprio questa qualità li rendeva irrimediabilmente nemici. La polemica montò immediatamente, scatenando nel breve volgere di qualche settimana oltre un migliaio di articoli[104]. sul punto S.Luzzatto, "La crisi dell'antifascismo", Einaudi, Torino 2004, S.Luzzatto, Partigia. 2 scritto da Raimondo Luraghi, pubblicato da Mondadori (I Classici della Storia, 29) in formato Cofanetto Significativo in tal senso il discorso che l'allora pidiessino Luciano Violante pronunciò nel maggio 1996 in occasione del suo insediamento alla Presidenza della Camera, in cui per la prima volta un'alta carica dello Stato – per di più proveniente dalla tradizione politica comunista – mostrava volontà di comprensione per le ragioni dei «ragazzi di Salò»: «Mi chiedo se l'Italia di oggi – e quindi noi tutti – non debba cominciare a riflettere sui vinti di ieri; non perché avessero ragione, o perché bisogna sposare, per convenienze non ben decifrabili, una sorta di inaccettabile parificazione tra le parti, bensì perché occorre sforzarsi di capire, senza revisionismi falsificanti, i motivi per i quali migliaia di ragazzi e soprattutto di ragazze, quando tutto era perduto, si schierarono dalla parte di Salò e non dalla parte dei diritti e delle libertà. I manovali della fabbrica dell'odio. In particolare: L'idea di guerra civile durante il conflitto, La RSI nella storiografia resistenziale delle origini, Il concetto di guerra civile nel reducismo fascista, La guerra civile nella saggistica storica, La riscoperta storiografica ad opera di Claudio Pavone, Il cinquantenario e la ricerca di una memoria condivisa, Il discorso del presidente Napolitano del 25 aprile 2008, Altri periodi della storia d'Italia definiti "guerra civile". 152. STORIA DELLA GUERRA CIVILE IN ITALIA 1943 - 1945 - 3 VOLUMI. La storia della 13 enne violentata e uccisa Giuseppina Ghersi e la volontà di ricordare senza odio di parte i morti della guerra civile in Italia che non è mai stata condivisa dagli antifascisti di Antonio Serena WorldCat is the world's largest library catalog, helping you find library materials online. Luigi Ganapini, professore ordinario di Storia contemporanea all'Università di Bologna, nel 1999 pubblicò La Repubblica delle camicie nere. Giorgio Pisanò STORIA DELLA GUERRA CIVILE IN ITALIA (1943-1945) Tre volumi (24 x 32 cm) rilegati in balacuir rosso con impressioni in oro 90 capitoli - 1.860 pagine - 6.000 nomi - 2.000 località citate - Claudio Pavone riconduce la rimozione della guerra civile all'occultamento del dato elementare che «anche i fascisti, nonostante tutto, erano italiani», avvenuto perché durante la guerra entrambi gli schieramenti si sentivano rappresentanti di tutta la nazione italiana, e così come «i fascisti avevano sempre chiamato "antinazionali" i loro avversari», gli antifascisti «li hanno ricambiati espellendoli in idea – almeno quelli della RSI – dalla storia d'Italia, se non addirittura dall'umanità». Ferruccio Parri, che era stato vicecomandante del Corpo volontari della libertà e capo del governo insediatosi dopo la liberazione, nel 1962 affermò: «Avevamo riconosciuto nel '43, prima dell'8 settembre, che non avremmo potuto risolvere il problema italiano senza una prova sanguinosa nei riguardi dell'occupazione tedesca, ben sapendo e prevedendo che cosa avrebbe costato. L'Italia della guerra civile - 8 settembre 1943 - 9 maggio 1946: La storia d'Italia #15 (Italian Edition) - Kindle edition by Battaglia, Romano, Montanelli, Indro, Cervi, Mario. In realtà fu guerra civile, senza quartiere, e per quell'antefatto anche guerra di religione, nuova nella storia d'Italia». The E-mail Address(es) you entered is(are) not in a valid format. DIXIE. Il volume raccoglie scritti di Nuto Revelli, Davide Lajolo, Valdo Fusi, Elio Vittorini, Beppe Fenoglio, Piero Caleffi, Ubaldo Bertoli, Carlo Levi, Giose Rimanelli, Mario Gandini. Parificare questo atteggiamento, che mira a sottolineare e a meglio intendere la irriducibilità della opposizione fra le parti in lotta, alla pretesa dei revisionisti di mettere sullo stesso piano fascisti e antifascisti, Resistenza e Repubblica sociale, è operazione scorretta. In conclusione, per Oliva, la categoria interpretativa di guerra civile è sul piano scientifico la più adatta.[134]. Search for Library Items Search for Lists Search for Contacts Search for a Library. Il successivo 4 novembre, giornata dell'Unità Nazionale e delle Forze Armate, il presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro fece un ulteriore passo verso la «pacificazione nazionale», pronunciando le seguenti parole: «Il primo, devoto pensiero si rivolge come ricordo e preghiera alla memoria di coloro che hanno combattuto anche su fronti opposti, ma con onestà di intenti, fino all'estremo sacrificio»[116][117]. Alessandro Casellato e Simon Levis Sullam (a cura di). complessive. [145] Secondo Carter il crollo della Prima Repubblica e la fine del PCI agli inizi degli anni novanta hanno incitato gli storici a rivedere la Resistenza come mito fondante della Repubblica. Il dibattito sorto attorno a tale studio segnò l'inizio di una prolifica stagione di ricerca sul tema, tale che la definizione di guerra civile per descrivere lo scontro tra italiani fascisti ed antifascisti negli anni 1943-1945 ha trovato una diffusione vasta presso la storiografia e la divulgazione storica di ogni orientamento, divenendo anche occasione di scontro ideologico nel contesto di un "uso pubblico della storia": in particolare, secondo Pavone, nell'area della destra italiana il termine è stato usato surrettiziamente sia, come detto, in senso negativo e addossando la responsabilità delle violenze del biennio agli antifascisti (e soprattutto ai comunisti), sia nel tentativo di equiparare i due fronti del conflitto; dall'altro lato, chi si è opposto da sinistra alla categoria ha assunto una posizione difensiva eccessivamente appiattita sul piano nominalistico[4]. Il problema dell'agnizione della Guerra civile come uno degli elementi della crisi italiana - assieme all'8 settembre e alla "democrazia bloccata" del dopoguerra, - è tuttora uno dei temi aperti del dibattito sull'identità nazionale italiana. Nella relazione che presentò al convegno L'Italia nella seconda guerra mondiale e nella Resistenza, tenutosi a Milano nell'aprile 1985[N 7], riferendosi alla Resistenza Pavone si soffermò sul, «carattere antifascista della lotta, cioè [...] il suo essere anche una guerra civile. Vi ricostruisce le motivazioni che portarono alla nascita della Repubblica sociale e i caratteri di quella che viene ormai riconosciuta come "guerra civile"[121], fino ai primi mesi della RSI. Separate up to five addresses with commas (,). Questo sforzo, a distanza di mezzo secolo, aiuterebbe a cogliere la complessità del nostro paese, a costruire la liberazione come valore di tutti gli italiani, a determinare i confini di un sistema politico nel quale ci si riconosce per il semplice e fondamentale fatto di vivere in questo paese, di battersi per il suo futuro, di amarlo, di volerlo più prospero e sereno. Ben maggior clamore suscitò l'uscita del volume-intervista Rosso e Nero di Renzo De Felice, sempre del 1995, che, vent'anni dopo la sua Intervista sul fascismo, contribuì a diffondere gli argomenti del dibattito storiografico a livello divulgativo, sollevando il problema della Guerra civile anche al di fuori dell'ambito specialistico. Nel 1997 Cesare Bermani pubblicò la prima edizione della raccolta di saggi Il nemico interno. Nel 1975, il direttore di Storia Illustrata Carlo Castellaneta allega al numero 215 della rivista una piccola antologia, dal titolo La guerra civile in Italia[82] contenente «testi di scrittori che furono testimoni di quelle vicende dalle due parti della barricata», che «vogliono essere di monito alle nuove generazioni a non ricadere negli orrori di una guerra fratricida, ma anche un esempio nei valori della Resistenza»[83]. La sinistra (socialisti e comunisti) aveva dunque bisogno di riaffermare l'unità ciellenistica dopo la sua espulsione dal governo (conventio ad excludendum), che l'aveva privata della legittimazione a governare negandole «il massimo risultato politico da ottenere per il peso preminente che aveva sostenuto nella Resistenza», conseguito invece dalla destra antifascista (democristiani e liberali) nonostante avesse contribuito molto meno[53]. Storia: Cause e scoppio della Guerra Civile Spagnola Lambe Canale. Storia d'Italia (History of Italy) is a monumental work of the journalist and historian Indro Montanelli, written in collaboration with Roberto Gervaso and Mario Cervi from 1965 to 1997. […]In Arezzo, as in the rest of central and northern Italy, there were Republican Fascists and there were partisans, and there were partisans, but the two sides were relatively small compared to the population overall, and they very rarely, if ever, engaged in actual fighting only against one another. Non poteva che essere così, Cfr. Press the button start search and wait a little while. In Italia il principale obiettivo dei partigiani era quello di sconfiggere il Fascismo e il Nazismo. E quindi aggiunge la sua interpretazione della guerra del 1943-45 come guerra civile[129], La teoria di Pavone è nella sostanza condivisa anche da Gianni Oliva, che nel breve saggio La resa dei conti del 1999 riprende la tripartizione di Una guerra civile. Insomma, è possibile e necessario raccontare la Resistenza, coltivarne la storia, senza sottacere nulla, "smitizzare" quel che c'è da "smitizzare" ma tenendo fermo un limite invalicabile rispetto a qualsiasi forma di denigrazione o svalutazione di quel moto di riscossa e riscatto nazionale cui dobbiamo la riconquista anche per forza nostra dell'indipendenza, dignità e libertà della Nazione italiana[156].». La locuzione guerra civile in Italia è impiegata nella storiografia di settore, anche internazionale, per riferirsi agli eventi accaduti durante la seconda guerra mondiale, in un periodo compreso tra l'annuncio dell'armistizio di Cassibile (8 settembre 1943) e la resa di Caserta (2 maggio 1945), durante il quale si verificarono combattimenti tra reparti militari della Repubblica Sociale Italiana (RSI), collaborazionisti … La resistenza quarant'anni dopo, Intervista a Claudio Pavone: Fascismo, guerre e guerra civile: il percorso Mario Isnenghi, resoconto stenografico della seduta pomeridiana di venerdì 20 novembre 1953, resoconto stenografico della seduta pomeridiana di venerdì 22 aprile 1955, Istituto Nazionale per la Storia del Movimento di Liberazione in Italia, Il fascismo nei manuali di storia dell'Italia repubblicana, La storia contemporanea tra scuola e università, Guerra civile e guerra di popolo nel Biellese, La Resistenza e le provocazioni del Sessantotto, Legittimazione politica e storiografia italiana, Discorso d'insediamento alla Presidenza della Camera dei deputati di Luciano Violante, Messaggio del Presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro per il 4 novembre Festa dell'Unità Nazionale, Intervista di Pietrangelo Buttafuoco a Norberto Bobbio, Paolo Mieli, I compagni dimenticati del partigiano Primo Levi, Corriere della Sera, 16 aprile 2013, Primo Levi e l'”ossessione” di Sergio Luzzatto, Intervento del Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, in occasione della celebrazione della Festa della Liberazione, Rappresentazioni sociali della Resistenza, Tra il 1943 e il '45 il nostro Paese visse una vera guerra civile. Le fosse dei responsabili della catastrofe nazionale che debbono essere soppressi nel corso di questa santissima guerra civile, affinché viva l'Italia»[18]. ad esempio, Miriam Mafai (citata nel comunicato ASCA del 27 ottobre 2008: "Miriam Mafai... ha sottolineato come rimanga la sostanza vera del film, ovvero che gli italiani si sono scannati tra loro in una guerra civile che non ha conosciuto pietà. Una Storia della Resistenza, Mondadori, Milano 2013, retro di copertina, S.Luzzatto, Partigia. Contro la tesi della guerra civile, Sarzi Amadé argomentò: «La Rsi non aveva alcun consenso di governi che non fossero quelli satelliti della Germania; aprì la propria esistenza con un plebiscito di 600.000 "no", quelli dei soldati italiani internati in Germania [...]; Mussolini, capo di questo "Stato", non può telefonare ai propri ministri se non passando attraverso i centralini tedeschi; riesce ad arruolare soltanto forze armate che potrà utilizzare non contro gli "invasori" ma quasi unicamente in funzione antipartigiana; per cui, si è chiesto, come potrebbero essere ritenute omologabili le forze di polizia di Salò, che agivano solo contro altri italiani, ed i partigiani, i quali facevano invece la guerra contro le forze armate di uno Stato sovrano quale era la Germania nazista?». Una Storia della Resistenza, Mondadori, Milano 2013, pag. La stessa Einaudi, casa editrice delle opere di Primo Levi, nonostante avesse già pubblicato vari scritti di Luzzatto, ha rifiutato il testo, edito poi da Mondadori.[155]. I combattenti, i politici, gli amministratori, i socializzatori, La storia della Repubblica di Mussolini. Find helpful customer reviews and review ratings for Storia della guerra civile americana at Amazon.com. Please choose whether or not you want other users to be able to see on your profile that this library is a favorite of yours. Storia della guerra civile in Italia (1943-1945) Volume 2 di Storia della guerra civile in Italia, Giorgio Pisanò: Autore: Giorgio Pisanò: Editore: Edizioni FPE, 1965: Provenienza dell'originale: la University of Michigan: Digitalizzato: 15 feb 2007: Lunghezza: 1860 pagine : … Repubblica Sociale Italiana, organizzato a Brescia dalla Fondazione Luigi Micheletti nell'ottobre dello stesso anno, Pavone presentò una relazione interamente dedicata al tema, intitolata appunto La guerra civile[92]. Giorgio Bocca nel 1977 pubblicò La repubblica di Mussolini, un saggio sulla RSI il cui sesto capitolo è intitolato La guerra civile[84]. Saggio storico sulla moralità nella Resistenza, Galleria nazionale d'arte moderna e contemporanea, giornata dell'Unità Nazionale e delle Forze Armate. La politica della strage in Emilia durante e dopo la guerra civile, anticipatore degli scritti di Giampaolo Pansa sulle violenze compiute da partigiani nei confronti di fascisti, durante e dopo la seconda guerra mondiale. Storia italiana della guerra civile americana. Please enter the message. Inoltre, complice il mutato clima politico e il superamento degli steccati ideologici della Prima Repubblica, anche dalle istituzioni arrivarono inviti ad approfondire le problematiche legate alla Repubblica Sociale Italiana, in modo da giungere all'elaborazione di una memoria condivisa. Ma il popolo italiano, per fortuna, è di parere contrario. Particolarmente critico fu Filippo Frassati (coautore con Pietro Secchia di una Storia della Resistenza nel 1965), che attaccò i sostenitori di quella che definiva «pseudo teoria della guerra civile», secondo lui, «condotta contro la Resistenza, contro i suoi valori, per una riabilitazione di quelli che sono stati dall'altra parte della barricata. Non solo, ma quando questa generazione accoglieva l'idea di una più elevata giustizia sociale, questa idea era la nostra. You may send this item to up to five recipients. L'odio è rosso. I regimi, le ideologie, le figure e le culture politiche, Le «tre guerre» della Resistenza italiana, Mussolini l'alleato II. Tale interpretazione della guerra civile risale a Carlo Silvestri, socialista vicino a Mussolini nel periodo di Salò e mediatore tra le due parti, che dichiarò: «L'iniziativa della guerra civile non fu di Graziani e di Mussolini, non fu del fascismo repubblicano. L'antologia, recante in copertina una fotografia di un gruppo di partigiani armati che stanno entrando in una casa a Venezia alla ricerca di fascisti nell'aprile 1945, si apre con un'introduzione di cinque pagine di, Dalla prefazione di Bocca all'edizione 1994, p. VII, cit. Il giornalista comunista Emilio Sarzi Amadé – che aveva partecipato discutendo una relazione in cui si contrapponeva la «guerra incivile» dei fascisti alla «guerra civile», nel senso di civiltà, dei partigiani[100] – scrisse per le colonne de l'Unità l'articolo Guerra civile o Resistenza? Il peggior servizio che si possa fare oggi alla Resistenza è quello di ucciderne la memoria facendola scomparire in una ripetitiva oleografia.», Tuttavia, gli storici fedeli alla linea ufficiale del PCI continuarono a tenere un atteggiamento di chiusura e ostilità verso la tesi di Pavone fino allo scioglimento del partito. http:\/\/purl.oclc.org\/dataset\/WorldCat> ; http:\/\/www.worldcat.org\/title\/-\/oclc\/1404933#PublicationEvent\/milano_edizioni_fpe1965>. In uno scritto del 1964 sull'uccisione di Giovanni Gentile, il critico letterario Carlo Dionisotti, già esponente del Partito d'Azione piemontese durante la guerra, rilevò la rimozione osservando: «mi sembra che per motivi diversi ci sia stata e ancora ci sia la tendenza a mascherare e attenuare l'importanza della guerra civile che di fatto si combattè in Italia nel '44 e '45»[46]. Alla recensione-intervista di Paolo Mieli[138], in cui Vivarelli dichiarò di non essere pentito e rivendicò anzi la moralità della propria scelta, seguirono infatti diversi interventi di storici e giornalisti sui maggiori quotidiani italiani[139]. Guerra di scelte politiche, e perciò anche di classe; non soltanto bandiera, non soltanto un ridicolo onore»[20]. Storia della guerra civile in Italia (1943-1945) Volume 3 of Storia della guerra civile in Italia, Giorgio Pisanò: Author: Giorgio Pisanò: Publisher: Edizioni FPE, 1965: Original from: the University of Michigan: Digitized: Feb 15, 2007 : Export Citation: BiBTeX EndNote RefMan [130], Oliva sostiene che la definizione di guerra civile sia controversa poiché da una parte accusata da parte resistenziale di legittimare il fascismo repubblicano[131] e in campo fascista di strumentalizzazione per ottenere una "equiparazione morale"[132]. Non ci sono elementi nel tuo carrello. Storici italiani tra guerra civile e Repubblica, La lunga liberazione.